IL PRIMO ANNIVERSARIO DELL’ARENGO
L’Arengo del 1906 fu senza dubbio un compromesso a cui tutti dovettero sottostare per ottenere la possibilità di svecchiare senza traumi e nel rispetto della tradizione l’ordinamento della Repubblica.
I Socialisti ed i riformisti più intransigenti, per giungere comunque a qualche innovazione che altrimenti pareva impossibile, dovettero accontentarsi di ottenere solo mete assai parziali rispetto a quelle sognate.
I Conservatori dovettero accontentarsi di perdere alcuni privilegi ed il Consiglio per cooptazione, pur di non sconvolgere eccessivamente il sistema politico locale.
I riformisti moderati, veri vincitori dell’arengo, si accontentarono di ottenere il Consiglio parzialmente rinnovabile per suffragio e poche altre novità pur di evitare il pericolo che forze politiche per l’epoca estremiste, in particolare i socialisti, potessero diventare i veri padroni del nuovo Consiglio.
Dal 1902 in poi questa politica del compromesso è ben evidente all’interno dei numerosi documenti che ci sono pervenuti, da cui comunque s’intuisce anche l’impossibilità della duratura permanenza di una simile situazione potenzialmente esplosiva, dove i dissidi rimanevano mascherati e frenati solo perché l’obiettivo prioritario per tutte le forze dell’opposizione era la caduta del governo oligarchico ed ereditario.
In effetti i pericoli latenti vennero alla luce fin dalla seconda metà del 1906, e scoppiarono apertamente in occasione del primo anniversario dell’Arengo, quando i Socialisti, in palese dissidio con i loro ex - alleati, commemorarono la ricorrenza per conto loro, rifiutando così sdegnosamente di presenziare alle celebrazioni ufficiali organizzate dal nuovo governo democratico.
