IL FINE OTTOCENTO

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I PRIMI GIORNALI SAMMARINESI

 

LA CULTURA MAZZINIANA E GARIBALDINA

  

Fin dalla Seconda Guerra d’Indipendenza abbiamo testimonianze dell’esistenza a San Marino di simpatizzanti di Mazzini, i cui ideali repubblicani dovevano suonare familiari a chi viveva in uno Stato che si etichettava come repubblica, e di Garibaldi, tipico personaggio romantico ammantato da un luminoso alone eroico. Pare addirittura che Mazzini fin dagli anni ’30 sognasse di attivare proprio in territorio sammarinese, collocato strategicamente al centro della penisola italiana, una filiale della sua Giovine Italia da cui poter diffondere ai quattro venti le sue teorie politiche.

Il mito di Garibaldi, invece, si ampliò col suo famoso scampo sul Titano del 1849, anche se qualche giovane sammarinese si era già messo ai suoi ordini nei mesi precedenti, quando era a capo delle milizie create per difendere la Repubblica Romana. Proprio alcuni di questi giovani saranno implicati nei delitti politici che insanguineranno lo Stato sammarinese nel 1853 - 1854, segno indubitabile che una cultura politica riformista e contestatrice, dalla fisionomia però ancora assai acerba e tragica, già alla metà del secolo scorso aveva fatto proseliti all’interno dei confini sammarinesi.

Con l’unificazione italiana il mito di Garibaldi in Repubblica crebbe sempre maggiormente, tanto che nel 1882 si stabilì di edificargli un monumento che venne poi collocato dove ancora si trova. Proprio in occasione dell’inaugurazione del busto del generale, tuttavia, era scoppiata una polemica tra il governo ed i gruppi progressisti locali (più che altro minute schiere di studenti o giovani) : costoro volevano intervenire alla cerimonia inalberando le bandiere delle loro associazioni ; il governo invece, sempre timoroso di eventuali lagnanze provenienti dal Regno italiano per i risvolti politici che poteva assumere una simile manifestazione (almeno questo era il pretesto ufficiale), desiderava che all’inaugurazione fosse esposta solo la bandiera patria alla cui ombra tutti avrebbero dovuto raccogliersi senza parteggiare per l’uno o l’altro schieramento. Questo atteggiamento paternalistico, tipico delle locali autorità che temevano immensamente la nascita e l’evoluzione di associazioni legate a ideologie importate, determinò la deliberata non partecipazione alla cerimonia della Reggenza perché i vari gruppi che vi presenziarono non accettarono di rinunciare ai loro vessilli

Il mito di Mazzini venne ugualmente esaltato negli ultimi decenni del secolo scorso da un pugno di seguaci sammarinesi, capeggiati dall’avvocato Giacomo Martelli di Borgo, pronti a diffondere il verbo del maestro, in collegamento coi gruppi mazziniani riminesi e delle zone limitrofe, ed estremamente collaborativi con chi, per colpa della fede mazziniana e riformista perseguitata a lungo anche ad unificazione avvenuta, doveva fuggire dal suolo italiano e nascondersi in attesa di tempi migliori.

Il territorio sammarinese, in particolare il Borgo, tradizionale porto di mare per i mercati settimanali che vi si svolgevano, nonché luogo di ritrovo, di svago e di informazione su quanto stava avvenendo in Italia e nel mondo, a lungo ha fornito asilo anche a questi fuggitivi, sebbene non sempre col consenso delle autorità locali che dovevano ovviamente mirare a scontentare il meno possibile quelle italiane.

Questi rifugiati insieme ai reduci delle guerre d’indipendenza saranno gli epici e venerati maestri della generazione che propugnerà il ritorno all’arengo : da qui la devozione per Mazzini e Garibaldi testimoniata dai numerosi documenti che ci sono rimasti.