Progetto

“2003 Anno del Disabile”

 

 

Biblioteca dellaScuola Media
1a Circoscrizione della RSM

concorso letterario 

Persone Speciali

 

 

    Nell’ambito dell’anno del disabile, la biblioteca dalla Prima Circoscrizione ha attivato un progetto per le classi terze dal titolo “ Persone Speciali”. Inizialmente è stato allestito uno spazio, per gli alunni e gli insegnanti interessati, con materiale e libri inerenti questo tema. Quindi sono stati organizzati alcuni incontri con Mirko Tomassoni, inabile e costretto su una sedia a rotelle in seguito ad incidente stradale, nel corso dei quali i ragazzi, della 1a e della 3a Circoscrizione, hanno potuto conoscere la sua esperienza e approfondire la tematica in questione ponendogli numerose domande.

    In seguito alcuni alunni hanno partecipato ad un concorso che aveva come tema le problematiche relative alla diversità fisica affrontate da diversi punti di vista, partendo da temi emersi nell’incontro con Mirko e dalle proprie riflessioni personali.

Fra i 22 elaborati presentati, la commissione  ha ritenuto meritevole del primo premio, consistente in due buoni di € 20 e € 40 spendibili presso ditte sammarinesi, quello di Sara G., che frequenta la terza media, sezione A, nella Circoscrizione di Fiorentino.

Sara ha elaborato con linguaggio appropriato e ricchezza descrittiva le sue pagine di diario, dimostrando di possedere buona conoscenza dell’argomento e sensibilità verso le tematiche trattate. Il testo si è inoltre distinto per originalità ed efficacia.

    Il secondo premio, un buono di € 40, è andato a Serena B., III C della 1a Circoscrizione, che ha sviluppato i concetti di disabilità e normalità argomentando in modo appropriato ed efficace le sue idee e dimostrando un buon livello di rielaborazione personale.

Terzo posto per Valeria R. della III A – 1a Circoscrizione, alla quale è  stato consegnato un buono di € 30, che, facendo proprie le problematiche relative all’handicap, si è immedesimata in una ragazza disabile, scrivendo una lettera che si è distinta per spontaneità ed efficacia.

 

 

 

manifesto del concorso

 

 

 

 

    biblioteca della Prima Circoscrizione

 

 

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 Testo presentato da Sara G.
1° premio
classe III A - Terza Circoscrizione
 

 

 

Persone Speciali

21/11/2003

h. 11.00

Caro diario,

ho appena incontrato con la mia classe il sig. Tomassoni Mirko, che sei anni fa ha avuto un incidente stradale che l’ha costretto su una sedia a rotelle.

Ė incredibile come un solo attimo della Vita possa rovesciare il nostro mondo.

L’Universo, il tuo Universo ed il tempo, che non bastava mai, si sono improvvisamente fermati.

Ė come quando un gigante invisibile distrugge  in un istante la colonna di cubetti che il bambino ha pazientemente posato uno sopra l’altro. A quel punto bisogna ricominciare tutto daccapo.

 O come se qualcuno avesse staccato la spina, per farti capire che qualcosa non funzionava nel modo giusto, per farti capire che le cose importanti sono altre.

L’esperienza di una persona con difficoltà motorie, che quindi diventa disabile attraverso un incidente od una malattia, priva di qualcosa di fisico, ma arricchisce in sensibilità. Si comincia a vedere la società, la vita in modo diverso e ad apprezzarle differentemente. La visione diversa di tutto si ripercuote anche sulle persone che convivono con il disabile. <<La Vita è bella!>> ha detto Mirko, ed ora che ci penso, è così. <<Dai ad ogni tua giornata la possibilità di essere la più bella della tua vita.>> dice il saggio. Questa penso sia la filosofia di vita dei disabili, e, forse, dovrebbe essere anche la nostra, non credi, caro diario?

Quando ci si risveglia, in quella camera di ospedale, prima ci si dispera, si piange, poi, però, si capisce che in qualche modo si deve andare avanti, che se ci si arrende è finita! La Vita continua!

Si deve riprendere  a vivere con più coraggio ed energia di prima.

Stranamente è quando succede qualcosa di grosso, che si diventa ottimisti più di quanto lo si era prima. Ci si preoccupava di cose delle quali ora si ride e bastava un niente per essere tristi. Sei d’accordo, caro diario? Memore di tutte le mie confidenze, anche tu puoi testimoniare che è accaduto molte volte anche a me, vero?

Se “handicap” significa “svantaggio”, anche io, che porto il busto, come tu sai, posso considerarmi  in uno stato di leggero svantaggio rispetto agli altri, soprattutto perché non riesco a fare certi movimenti o ad avere un atteggiamento naturale.  I primi giorni mi sentivo molto triste ed una sera, parlando con mia mamma, ho urlato: <<Mi sento come una disabile!>> Ora, però, ho accettato il busto e non mi sento più diversa, anzi, sono avvolta da una corazza che mi protegge non solo fisicamente, ma che mi infonde anche fiducia psicologica.  Ho capito che i veri problemi sono altri, ed ora, ripensando a quella frase, non sai quanto mi vergogni di averla detta, caro diario, soprattutto perché l’ho detta con disprezzo. Adesso, ho capito che il mio non era l’atteggiamento giusto nei confronti dei disabili.

Mi ha fatto molto piacere parlare con Mirko, perché dimostra non solo energia ed orgoglio, ma anche forza e dignità. Non sembra affatto fragile ed indifeso come noi immaginiamo il disabile. Ė una persona perfettamente normale, solo con una condizione fisica diversa. Tutti i disabili sono normali, anche quelli con deficit cognitivi o sensoriali, perché anche loro sono in grado di trasmettere qualcosa, anche se in modo diverso.

Sta infatti nascendo un nuovo termine:”Diversabilità”, che indica che ognuno di noi ha delle abilità diverse, individuali. Questo termine mette tutti sullo stesso piano, perché non è giusto che i disabili siano “catalogati” come inferiori. Tutti siamo “Diversabili”. Mi sembra un’ottima idea, caro diario, e penso che anche tu sia d’accordo. Per la legge, il disabile è una persona che non rende come gli altri. Chi l’ha detto che non possa dare aiuto, contribuire in modo diverso?

La nostra società dovrebbe essere una società flessibile, dove tutti possano trovare un proprio spazio nell’ambito lavorativo.

I disabili, tutti i tipi di disabili, dai più gravi ai meno gravi, dai disabili con difficoltà motorie a quelli con difficoltà cognitive o sensoriali, ci sono, non possiamo far finta  che non esistano. Il governo non può ignorare che le barriere architettoniche siano un problema. Questi ostacoli, infatti, rendono la vita difficile non solo alle persone che si muovono su una sedia a rotelle, ma anche alle mamme che trasportano i bambini nel passeggino ed agli anziani. Non sarebbe tutto più semplice se lo Stato cercasse di ristrutturare gli edifici dove ora i disabili non possono entrare per renderli accessibili a tutti? A questo proposito, Mirko collabora al progetto”Informahandicap”, un progetto molto importante, che consiste in tre punti fondamentali:

1)      Anche i diritti dei disabili devono essere riconosciuti

2)      Le barriere architettoniche devono essere eliminate

3)      Nei cittadini deve essere infusa la “cultura dell’handicap”

Purtroppo, però, non ci sono solo barriere architettoniche ma anche barriere socio-psicologiche, più difficili da abbattere. Forse la soluzione a questo problema sta proprio nel contributo che la scuola può dare, come sostiene Mirko, educando i ragazzi alla “cultura dell’handicap”, cioè ad apprezzare e a convivere con il complesso, ma altrettanto ricco, mondo dei disabili.

Anche nella nostra scuola ci sono ragazzi disabili. Sono amici sensibili, affettuosi, che possono regalarci tanto, a patto che noi vogliamo accettarli e dar loro la possibilità di dimostrare che sono davvero “speciali”.

Tornando al progetto di Mirko, la sua realizzazione consiste nella creazione di un ufficio, chiamato appunto “Informahandicap” che è abilitato a fornire qualsiasi tipo di informazioni ai disabili: sulla ricerca, sui trasporti, sul lavoro, sulla sanità, sull’istruzione ecc.

Sarebbe un notevole passo avanti, non credi? Questo è il momento giusto, infatti il 2003 è l’anno del Disabile, e ciò vuole ricordare che c’è ancora molto da fare perché i disabili siano finalmente cittadini come noi.

Una soluzione ad alcuni problemi dei portatori di handicap è il “Telelavoro”. In questo modo,infatti,  persone che non si possono spostare dal proprio appartamento per recarsi al lavoro a causa di barriere architettoniche, potrebbero lavorare semplicemente collegandosi ad Internet tramite il proprio computer.

Ho parlato dei disabili con difficoltà motorie, e voglio spendere due parole anche a proposito dei disabili con difficoltà cognitive. Penso che ne valga proprio la pena, caro diario.

Ho infatti letto un articolo in cui un disabile scriveva: <<Siamo degli alieni!>>. Si riferiva al rapporto con gli altri. Ehhh, già! Forse i disabili sono proprio degli alieni! Degli alieni venuti dallo spazio per insegnarci di nuovo che cos’è l’amore, il rispetto, l’amicizia, valori che avevamo dimenticato e che erano volati via sulle loro ali  non volendo assistere ai cattivi cambiamenti del mondo. Ci hanno lasciati soli, noi, poveri uomini, su una Terra dove il tempo corre e tutto si muove troppo velocemente. “Gli alieni buoni” ci hanno riportato questi valori. Questi alieni non vogliono farsi riconoscere, ecco perché sono seduti su sedie a rotelle ed hanno il volto dipinto da eterni bambini. Loro hanno riaccompagnato sulla Terra questi valori, portandoli nei loro cuori e ci stanno insegnando che tutto è troppo veloce e troppo complicato. Ci stanno insegnando che, forse, la Vera gioia, il vero amore, è diverso da quello che proviamo noi “terrestri”. Sì, deve essere proprio così, caro diario, altrimenti come potrebbe essere? Come definire questi angeli che non conoscono il male, che sono spontanei in tutto quello che fanno? o che dicono? Che esprimono amore incondizionato senza volere nulla in cambio? Sono sempre ottimisti e positivi, e nessuna cattiveria o nessuna difficoltà sembra fermarli. Loro sanno qual è il dono più importante: ogni giorno della nostra Vita. Sono un’umanità speciale e profonda. Chi l’ha detto che non siamo noi quelli sbagliati? Noi, che ci permettiamo di offenderli e di umiliarli senza alcun motivo? Chi l’ha detto che non sono loro quelli giusti? Loro, che sono sempre pronti a perdonarci o che non sono mai tristi? Forse sarebbe il momento di cominciare a vederli in un modo diverso, perché abbiamo molto da imparare da loro. Voglio concludere con una frase di Albert Camus, caro diario, che mi sembra molto adatta e che dedico a tutti i disabili della Terra:<<La grandezza dell’uomo sta nella decisione di essere più forte della sua condizione>>.

Ora ti saluto, e spero che questa riflessione sia servita a te, come a me.

 

Ciao.

 

 

  

Un momento dell’incontro fra gli alunni delle Terze Medie e Mirko Tomassoni

 

Testo di Serena B.
classe III C – Prima Circoscrizione
2° classificato

 

 

“Disabilità” … non mi sembra una grande parola: letteralmente significa “non abile”, ma non abile a fare cosa?

A parlare, a correre, a pensare, a scrivere? Sono tante le disabilità ed ognuno di noi, nel suo piccolo, è un disabile; anche il più bravo della classe, abile negli sport e nello studio e apparentemente privo di difetti, è disabile in qualcosa … magari non è bravo nei rapporti sociali o nella comunicazione con gli altri, cosa da non sottovalutare …

Ognuno di noi sa fare qualcosa che gli altri non sanno fare… in poche parole ognuno di noi è diverso; è la diversità che ci rende interessanti e distinguibili l’uno dall’altro.

Può darsi che in qualcuno la diversità sia più accentuata che in altri e può darsi che qualcuno sia anche apparentemente così privo di difetti e diversità da venir ritenuto perfetto. Tutti siamo diversi, se giudicati assieme, ma tutti siamo normali se giudicati singolarmente; ognuno ha la propria concezione di “normale” e pensa principalmente di esserlo, ma la mondo nessuno potrà mai prendersi la libertà di affermare di essere totalmente normale e privo di difetti.

Spesso molte persone si permettono di giudicare, disprezzare o prendere in giro chi ha una diversità molto più evidente e seria della sua.

Se tutti fossimo uguali, il mondo non sarebbe forse più noioso?

Se ognuno si ponesse questa domanda tutto sembrerebbe più giusto e privo di cattiverie e pregiudizi.

Chi ha la mentalità così ristretta da non rendersi conto di essere, anch’esso, diverso da chi gli sta accanto, sarebbe bene che lo capisse il più presto possibile.

E pensare che, al giorno d’oggi, tutti si danno un gran daffare per adattare varie strutture o attività come lo sport ai disabili dalla nascita o a coloro che hanno perso l’uso di vari arti in seguito a incidenti, mentre c’è ancora qualcuno che non ha capito che non tutti possono nascere perfettamente formati, con tutte le cosiddette “rotelle” e che tutti hanno il diritto di avere un posto in una casa, un posto in una famiglia, un posto in una comunità.

 

 

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Testo di Valeria R.
Classe III A – Prima Circoscrizione
3° classificato

 

  

Cara Sabrina,

 

        come stai? Io sto bene, a parte qualche acciacco. Ho cambiato la carrozzina, l’ho presa di colore rosso fuoco, i miei genitori non me la vogliono fare guidare fino a Natale perché sono andata a sbattere contro un palo della luce ieri, a catechismo.
In casa gira voce che dovrò subire un altro intervento, non so per quale motivo, non ne posso più, è da quasi quattro anni che vado avanti e indietro dall’ospedale; da quando successe l’incidente con mia sorella.
Però è servito a qualcosa, i miei parenti si sono accorti che esistevo ed hanno messo da parte quella peste di mio cugino; pensa che due settimane fa voleva infilarmi un bastone in mezzo alle ruote, ma è intervenuto il nonno che gli ha fatto una romanzina lunga quanto una messa.
A volte mi sento un peso per i miei genitori, perché vorrebbero fare dei viaggi, ma non li possono fare a causa mia; magari ci sono edifici per me impraticabili e a scuola non posso andare nelle varie aule perché ci sono troppe scale!
Mi piacerebbe tornare a correre, saltare e camminare, ma credo che nessuna medicina mi possa guarire; per fortuna ci sono i parenti e gli amici che te lo fanno quasi dimenticare questo intoppo …
A presto, mia cara amica e non dimenticarti di scrivermi.
P.S.: Quando ho fra le mani carta e penna mi sento uguale a te e a tutti gli altri.